Scusa sono in riunione, ti posso richiamare?

21 Aprile 2009 - 10 Maggio 2009 21:00

Scusa sono in riunione, ti posso richiamare?

Teatro Manzoni Roma - Via Monte Zebio, 14/C, 00195 Roma RM

con
  • Gabriele Pignotta
  • Fabio Avaro
regia di
  • Gabriele Pignotta
Scritto da

La commedia inizia con i cinque protagonisti, amici da tempo, che festeggiano con entusiasmo l’agognata laurea, sognando un futuro denso di successi e promettendosi gli uni con gli altri di non perdersi mai di vista e di continuare il loro sodalizio amicale. Il tutto avviene sul proscenio, alle loro spalle una scena vuota. L’anno è il 2006 e si preannuncia pieno di belle prospettive. Si spengono le luci, la scena è ancora al buio, con il fondale nero: è il 2021 e i cinque personaggi ora sono illuminati, uno alla volta, con un occhio di bue mentre sono al telefono e pronunciano la fatidica frase che dà il titolo alla commedia, la quale lascia intendere le diverse situazioni, non proprio lecite, che in quel momento stanno vivendo. Ciascuno di essi mostra di essere occupatissimo, stressato dai troppi impegni di lavoro e non, le conversazioni sono nevrotiche, la vita sociale sembra essere cancellata per fare posto a comunicazioni brevi affidate a telefoni cellulari dove è possibile raccontare ogni bugia. L’amicizia di anni prima, quando erano più giovani, sembra essere stata messa in stand bye, di fronte alla convulsa vita cui sono chiamati a condurre ora. Perché gli interessi materiali attuali non concedono requie e, per soddisfarli, bisogna assecondarne i ritmi veloci. Questo finché un accadimento improvviso li coinvolge in una realtà che li riavvicina improvvisamente. La scena si apre e mostra il living di una casa di campagna dove quattro dei personaggi si ritrovano. E qui ha inizio, o, meglio, riprende, la comunicazione che avevano trascurato in quei quindici anni che sono trascorsi dal momento della laurea quando si erano giurati eterna amicizia. A questo punto, siamo nel secondo atto, la commedia mostra una sorpresa inaspettata e diventa altamente divertente, la trama si fa travolgente, densa di equivoci, non c’è azione che non susciti la risata nel pubblico, un susseguirsi di battute esilaranti che impegnano tutti i personaggi. E in certi casi si passa da momenti surreali a quelli in cui la commedia potrebbe considerarsi una pièce di Feydeau dei nostri tempi. Non è possibile raccontare quello che avviene sulla scena perché, non solo bisogna mantenere desta la sorpresa nel lettore che andrà a vederla a teatro, ma perché tanta inventiva da parte dell’autore e regista Gabriele Pignotta è aldilà di ogni possibile immaginazione. Proprio Pignotta, che è anche bravissimo interprete di uno dei personaggi, è altamente elogiabile per aver trattato un argomento dei giorni nostri (l’alienazione della società odierna che sembra aver perso i valori più significativi di un tempo a favore di un benessere effimero ed egoistico, che non riconosce più il senso di rapporti sodali con i malesseri del prossimo, che è schiavo dell’arrivismo, salvo pagarne poi le conseguenze con le successive frustrazioni dell’animo). I personaggi che appartengono a questo tipo di società, poi , mostrano la loro fragilità di fronte agli avvenimenti più imprevisti e ai quali non è facile far fronte. La bravura di Pignotta sta anche nel fatto di aver illustrato questa società con un’inventiva originale, mettendola in ridicolo proprio usando le armi (gli strumenti) che l’hanno impoverita. E anche questa è satira.